Dedicato a Giovanni De Luca

Veniva praticata al piano terra dell'attuale palazzo municipale, precisamente sulla sinistra, dove i primi santostefanesi si prendevano a pugni per gioco. Venivamo dalla guerra, il paese era povero e come in tutte quelle realtà dove le persone hanno poco e niente con cui diastrarsi e tenere la mente impegnata, il pugilato diventa una disciplina che non ha bisogno di scarpette, di racchette o di palloni. Il primo a far appassionare i ragazzi di Porto Santo Stefano fu Giovanni De Luca babbo di Giampiero "veleno". Lui, insieme ai dirigenti dell'epoca Primo Capitani e Primo Solari, avvicinarono ai guantoni una lunga schiera di ragazzini. Gli stessi ragazzini che a 70 anni venerdì sono tornati indietro nel tempo. Sentire il barbieretto in seconda fila incitare Michele Di Rocco è stato uno spettacolo. Così come lo fu ad inizio anni '70 quando all'ex cinema di Bisio in diretta a Mercoledì Sport sulla Rai, si affrontarono per il titolo europeo. Rotonda stesso ci parlò dell'incontro forse più brutto della storia, ma sicuramente un evento, per la diffusione dei volti dei santostefanesi su tutto il territorio italiano. Da Enrico Zolesi detto Lavaggi ad Orlando Scotto detto Calcetti: appassionati e pugili dilettanti a cui va un ricordo. Sono dell'idea che fare a cazzotti non è che sia edificante, ma accettare la sconfitta, scusarsi con l'avversario, accettare i verdetti della giuria ed essere consapevoli dei propri limiti, non sono valori che caratterizzano lo sport di oggi. Lo sport nazionale per eccellenza, il calcio, è l'esatto contrario. E allora ben venga la boxe. E che ritorni presto….
Claudio Busonero